14 novembre, 2006

Sogni di weekend...


Questi weekend, tanto attesi da me, avrei voluto viverli in un altro modo, in un altro posto. Non che non mi sia riposata, non che non mi sia divertita, ma.. ci voleva qualcosa in più.
Oramai è un sacco di tempo che voglio andare in un posto nuovo, anche vicino, a vedere, a scoprire, a camminare.. camminare.. (si è capito che adoro camminare in tutto relax?).. Un weekend fatto anche solo di poche ore.
Magari partire di pomeriggio. Arrivare verso sera. Il tempo di salire in albergo, a picco sul mare, cambiarsi, e andare a cena in qualche ristorantino carino. Presto. Abbastanza presto, per godersi ancora qualche raggio di sole (ehi Vale, siamo in inverno, stai esagerando con i sogni!!!) mentre si assapora qualche pesciolino cucinato ad hoc.
E poi.. poi a spasso, chiacchierando del più e del meno, fermandosi ogni tanto in qualche piccolo bar, accompagnati dal vociare dei passanti. E dopo a letto. Presto. Abbastanza presto, ecco (non come sto facendo negli ultimi tempi!).
La mattina dopo, giusto una doccia veloce, niente trucco, una maglietta leggera, occhiali da sole, e di corsa in terrazza a far colazione respirando l’aria tersa del mattino.
E poi.. via.
A curiosare fra le stradine, fra i negozietti coloratissimi e inutili, la gente del posto e i turisti. Camminando.
A pranzo niente di che, giusto un panino mangiucchiato seduti sulla sabbia di fronte al mare. Un caffè veloce e poi di nuovo per stradine, percorsi, vicoli, sabbia.. in una pausa si lascia parlare la natura, si ascolta un po’ in silenzio.
Arrivata la sera si ritorna in albergo. Stanchi per la camminata, ma felici.
Un’altra doccia veloce, una spruzzata leggerissima di profumo, un paio di jeans, magari una camicia, un velo di lucidalabbra, un altro paio di scarpe, comode, e poi sì, la giacca. Borsetta, telefono.
Un’altra cena, un altro ristorantino. Una cena intima, pacata, sussurrata, spezzettata da portate fresche e leggere. Senza fretta.
E poi.. e poi.. ancora per i vicoli.
Un gelato (io alla frutta!) in una mano, l’altra nella sua mano.
E poi.. arrivare e sedersi lì, in penombra, esattamente al centro. La spiaggia, piccola, sotto. Il cielo, grande, sopra.
Per un attimo, per qualche ora, per poche ore, dimenticarsi di quello che si è, di quello che si ha, di quello che si deve fare e starsene immobili.
Esattamente al centro. Di tutto.